Uso del suolo in Lombardia e nelle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola

In questa sezione sono riportati i risultati del progetto "Effetti ambientali dei cambiamenti di uso e copertura del suolo in Lombardia e nelle province di Novara e Verbania" promosso dalla Fondazione Cariplo e condotto dal Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Pianificazione. In quest’ambito sono state analizzate le variazioni degli usi e coperture dei suoli avvenute tra il 1999 e il 2007 per il territorio piemontese e tra il 1999 e il 2008 per quello lombardo*. La conoscenza dello stato degli usi del suolo è utile per inquadrare gli spazi aperti all’interno del territorio. Possiamo assumere che in tutte le coperture non antropizzate si possano ricomprendere gli spazi aperti, nelle loro diverse forme.

I dati delle aree derivano dall’elaborazione di immagini satellitari attraverso le quali è stato prodotto un database organizzato su 9 classi di copertura del suolo per il Piemonte e 10 classi di copertura/uso del suolo per la Lombardia.

* Si rimanda alla sezione Download per approfondimenti riguardanti la metodologia seguita per la generazione delle mappe di copertura/uso del suolo e delle mappe dei land cover change.

Il data base consente di analizzare come gli usi del suolo si trasformino da una soglia temporale ad una successiva e, in particolare, di valutare se, come e dove gli spazi aperti vengano sostituiti da spazi antropizzati. Per condurre questa analisi si utilizza il metodo dei flussi, basato sulla matrice di transizione (Pontius 2004; Pileri e Maggi 2009) attraverso la quale è possibile leggere le quantità di spazi che ‘transitano’ da un uso ad un altro.

La matrice appare in questa schermata una volta che l’utente selezioni dal menù a tendina sottostante l’unità geografica a cui vuole riferirsi (Regione, Provincia, Comune) nelle soglie temporali indicate.





Cos’è e come si legge la matrice di transizione riportata sopra?

La matrice di transizione è una "tabella" compilata con i valori delle superfici per ogni uso del suolo (in ettari). La matrice di transizione è quadrata (nxn, con n = al numero di classi di uso/copertura del suolo) ed ha come ingresso (righe) le coperture del suolo al tempo t1 e come uscita (colonne) le coperture al tempo t2.

La matrice riporta le trasformazioni (in termini areali) che una certa copertura esistente al tempo t1 subisce in un intervallo di tempo Δt = (t2 – t1). Il flusso di ingresso, riportato sulle righe, è rappresentato dalle diverse coperture del suolo al tempo iniziale t1. Il flusso di uscita, riportato sulle colonne, è rappresentato dalle coperture al tempo finale t2. Nelle celle della matrice è riportato il valore della superficie trasformata (in ettari) da una copertura (i) al tempo t1 ad una copertura (j) al tempo t2*.

* Il valore riportato nella cella formata dall’incrocio della riga ‘Seminativi’ con la colonna ‘Sup. antropizzate’ va interpretato come l’ammontare della superficie che nel tempo 1 era un seminativo e che è stata trasformata nel tempo 2 in antropizzato. Ogni cella identifica quindi una modalità di transizione avente una precisa origine ‘i’ e una precisa destinazione ‘j’. Il valore kij identifica pertanto la superficie attualmente di copertura ‘j’ al tempo t2 che era di copertura ‘i’ al tempo t1.

Le celle disposte sulla diagonale principale restituiscono la misura delle superfici che non hanno subito trasformazioni nell’arco temporale Δt considerato, ovvero le permanenze.

La sommatoria dei valori per righe fornisce il valore areale delle coperture del suolo al tempo iniziale t1. La sommatoria dei valori per colonne fornisce il valore areale delle coperture del suolo al tempo finale t2.

La somma dei valori delle celle per riga, escludendo dal conteggio il valore nella cella posta sulla diagonale principale, fornisce il valore della perdita di superficie di una determinata copertura del suolo (intestazione di riga) nell’intervallo di tempo Δt**.

** Un esempio conclusivo può aiutare a chiarire l’utilità della matrice di transizione e le modalità per leggere i dati. Prendiamo la matrice della regione Lombardia (selezionare Regione “Lombardia” e Provincia “Tutte”). Per conoscere le aree che nel 1999 erano spazi aperti e che nel 2008 sono divenute superfici antropizzate, bisogna sommare i valori contenuti nelle celle appartenenti alla colonna ‘Sup. antropizzate’ saltando il valore posto nella cella arancione (ovvero sulla diagonale principale). Questo valore somma restituisce una cifra pari all’aumento di aree antropizzate nel periodo tra le due soglie temporali. A questo aumento, però, corrisponde anche una variazione opposta, diminuzione, che si può leggere, sempre nella matrice, ma seguendo le celle poste su una riga. Infatti la somma dei valori posti sulla riga ‘Sup. antropizzate’ (sempre saltando il valore posto nella cella arancione, ovvero sulla diagonale principale) restituisce una cifra pari alla diminuzione di aree antropizzate tra le due soglie temporali. Sottraendo queste alle prime si ottiene la variazione netta

Il database interrogabile attraverso il menu a tendina fornisce all’utente dati riferiti alla scala comunale. Questa scelta risponde alla necessità di offrire uno strumento di lettura per la dimensione comunale.

Le immagini satellitari e la metodologia tecnica utilizzati per l’implementazione del database delle coperture del suolo rendono questo strumento particolarmente adatto ad essere utilizzato per analisi a scala vasta (regionale e provinciale). Si ricorda che le immagini satellitari sono un mosaico di pixel, cioè un reticolato regolare di celle di identica dimensione, che contengono informazioni riguardanti la risposta spettrale delle superfici indagate. Le dimensioni dei pixel e la loro forma (quadrata), restituiscono con approssimazione superfici dai perimetri non regolari, quali ad esempio aree boscate, urbanizzate, etc.

La metodologia utilizzata per costruire il database delle coperture del suolo adotta una minima unità mappabile compatibile con la risoluzione delle immagini satellitari impiegate. Ne consegue che poligoni di dimensione inferiore a tale unità non vengano rilevati, e questo comporta approssimazioni che crescono al decrescere delle dimensioni dell’area di analisi (nel caso in cui l’area coincida con limiti amministrativi, aumenta il grado di approssimazione passando dalla scala regionale, a quella provinciale e a quella comunale).

I fenomeni delineati mediante le matrici di transizione a livello comunale possono quindi risultare affetti da sottostime o sovrastime delle reali dinamiche occorse. In ogni caso questi risultati costituiscono una valida base per l’avvio di riflessioni che è cruciale condurre anche e soprattutto a scala comunale e che dovrebbero portare all’individuazione, adozione e applicazione di strumenti atti a contenere i consumi di suolo.