Indicatori chiave sulle trasformazioni dei suoli

La disponibilità dei dati sugli usi dei suoli permette di calcolare alcuni indicatori utili ad apprezzare le dinamiche di cambiamento territoriali registratesi nell’arco di tempo considerato. Tra i molti possibili vengono qui proposti cinque indicatori che possono ben rappresentare le dinamiche trasformative, selezionabili alla scala territoriale preferita.






  • Variazione netta [ha]. Si tratta di una misura che potremmo più propriamente chiamare ‘dato’ in quanto si ricava come semplice differenza tra dati grezzi di origine. La variazione netta si ottiene come differenza tra guadagni e perdite. I guadagni sono dati dalla somma dei valori sulle colonne omettendo la cella posta sulla diagonale principale della matrice di transizione. Le perdite sono date dalla somma dei valori sulle righe omettendo sempre la cella posta sulla diagonale. La variazione netta è calcolata per le coperture antropizzate (VNU), per quelle agricole (VNA) e per quelle naturali (VNN).
  • Variazione abitanti [new_ab]. Anche in questo caso si tratta di un dato che misura la differenza di popolazione residente (tratta da fonti ISTAT) tra le soglie temporali considerate. Quando tale differenza è positiva rappresenta l’incremento assoluto di popolazione; quando è negativa rappresenta la perdita di popolazione residente.
  • Variazione antropizzata procapite [m2/new_ab]. Questo indicatore si ottiene come rapporto tra la variazione netta delle superfici antropizzate e il numero di nuovi abitanti insediatisi nel periodo di tempo considerato (o abitanti persi; new_ab). Si tratta di una misura che aiuta a riflettere sulle possibili morfologie del fenomeno di urbanizzazione (diffusione, compattezza, etc.), sia sulla modalità di risposta di un determinato territorio alla domanda demografica (laddove esiste). Un esempio per chiarire. La quantità di suolo urbanizzato per ogni nuovo abitante insediato può variare in relazione a diversi modelli insediativi e tipologie costruttive (aree urbanizzate compatte o insediamenti diffusi, casa mono/plurifamiliare o condominio, etc.), a mix funzionali differenti (insediamenti monofunzionali, come aree industriali o poli commerciali, in alternativa a quartieri dove alla residenza si affiancano servizi e altre funzioni) o a politiche e strategie adottate (ad esempio il riuso di aree dismesse o sottoutilizzate anziché l’uso di aree libere). Il valore numerico della variazione procapite fornisce inoltre una misura del dispendio della risorsa suolo in relazione al numero di nuovi abitanti insediati.
    Poiché la variazione della popolazione può essere negativa, questo indicatore può assumere anche valori inferiori a zero che denotano una crescita urbana pur in presenza di una contrazione demografica (situazione che si configura il più delle volte nell’alveo della non sostenibilità). Inoltre vi è anche il caso in cui si riscontrano variazioni nette negative sia delle superfici urbanizzate sia nella popolazione: l’indicatore in tal caso assume un valore positivo nonostante ciò sia indicativo di una diminuzione di superficie urbanizzata per abitante perso. La variazione antropizzata procapite è indicata con la sigla VPU.
  • Tasso di variazione [%]. Si tratta del classico indicatore che fornisce una misura della rapidità del cambiamento avvenuta attraverso un certo intervallo di tempo Δt. Il tasso di variazione, in relazione alla classe di copertura/uso del suolo analizzata, si calcola come rapporto tra la variazione netta nell’intervallo di tempo Δt=(t2-t1) e la superficie classificata (nella medesima classe) al tempo t1. Si tratta di un tasso calcolato su uno specifico orizzonte temporale (non necessariamente annuale) e il risultato può essere positivo (tasso di crescita) o negativo (tasso di decrescita). Il tasso di variazione è calcolato per le coperture antropizzate (TVU), per quelle agricole (TVA) e per quelle naturali (TVN).
  • Indicatore di incidenza [%]. Questo è un indicatore leggermente più complesso (e calcolabile solo attraverso la matrice di transizione), ma molto utile per comprendere l’effettiva portata delle trasformazioni. Misura l’incidenza delle trasformazioni rispetto allo stock originale (calcolato relativamente al tempo t1): è dato dal rapporto tra una superficie di copertura iniziale ‘i’, trasformata in una certa copertura del suolo ‘j’, nell’intervallo temporale Δt, e lo stock iniziale di copertura del suolo ‘i’. L’indicatore fornisce una misura dell’incidenza che l’incremento o il decremento di una determinata copertura (in uno specifico orizzonte temporale) riveste sullo stock areale iniziale di un’altra copertura (e.g. un’area urbana che si è formata a spese di una superficie agricola rispetto alla dotazione di superficie agricola inizialmente presente). Tale indicatore viene definito in inglese con il nome di ‘Land take by’. L’indicatore di incidenza è calcolato per le coperture antropizzate verso aree naturali (INCUN), verso aree agricole (INCUA); per le coperture agricole verso naturale (INCAN) e per le coperture naturali verso quelle agricole (INCNA).

Questi cinque indicatori sono in grado di mostrare uno ‘spaccato’ delle modalità con cui si sono trasformati i territori. Altri se ne possono calcolare (ad esempio indicatori di sprawl urbano o di forma o di rapporto tra l’uso di aree periurbane e aree urbane, etc.) sulla base dei dati contenuti nelle matrici di transizione. È necessario infine sottolineare che gli indicatori sono ottimi strumenti nel momento in cui vengono calcolati e interpretati in relazione ad un preciso obiettivo, che deve essere preventivamente esplicitato.

In questa sezione si è optato per una rappresentazione dei dati su tre classi di copertura/uso del suolo per semplificare la lettura degli indicatori (calcolati per le classi antropizzato, naturale, agricolo), il tutto per ottenere dei risultati di sintesi più appropriati al formato dei dati di origine e alla scala di rappresentazione.